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[personal profile] ouroboros_corsair
Titolo: Il geco
Autore: [livejournal.com profile] juliettesaito/[livejournal.com profile] sophie_tentacle
Serie: Ouran Host Club
Rating: PG
Warning: Slash
Conteggio parole: 625
Disclaimer: I personaggi di Ouran Host Club sono di proprietà di Bisco Hatori.



Il geco

Kyouya alza lo sguardo dalle ultime notizie del mercato azionario all’andirivieni indaffarato di sua sorella Fuyumi, tra lucine intermittenti e fili dorati.
Nei primi giorni di fervore decorativo Kyouya si è chiesto se non si trattasse di una vendetta nei confronti del marito, per averla abbandonata a Tokyo con la scusa di un viaggio d’affari in Europa con il signor Ootori e i due figli maggiori, ma ha subito scartato il pensiero.
Il risentimento è suo, non di Fuyumi, che ha invece accolto la notizia come un pretesto per piombargli in casa e consolarlo con tutta una serie di prelibatezze natalizie.
D’altro canto la partenza dei suoi significa anche la fine delle pompose cene sociali degli ultimi giorni.
Kyouya non disprezza le occasioni propizie, ma preferisce il silenzio asettico della sua stanza e uno schermo luminescente di fronte al quale la sua espressione non deve essere controllata al millimetro.
Le numerose interruzioni di Fuyumi – che è passata ‘per caso’ a portargli dolci, a estorcergli preferenze per il menu, ad avvolgergli intorno alle spalle un filo di lucine ammiccanti – sono irritanti, ma non del tutto sgradite.
“Kyouya!” esclama la donna, comparendo sulla soglia con i capelli luccicanti di polvere d’oro, “ho invitato Tamaki-kun per il cenone!”
Kyouya risponde in tono piano, senza staccare gli occhi dai grafici che sta consultando.
“Avrebbe trovato il modo di imbucarsi. Gli hai risparmiato la scalata della siepe.”
Una breve pausa.
“Probabilmente gli hai tolto il divertimento.”
Fuyumi si imbroncia, poi torna a sorridere.
“Sono contenta che ti faccia piacere!” esulta, e sparisce di corsa.
Kyouya non ha cambiato posizione, ma tra un grafico e un tabulato reprime un incongruo sorriso al pensiero di Tamaki aggrappato come un geco alla siepe gelata.
Prima di rendersene conto, scoppia a ridere di gusto.

*

Kyouya non si sorprende affatto quando vede Tamaki tremolare riflesso sullo schermo del portatile, mani e faccia appiccicate al vetro appannato della porta-finestra, suppliche melodrammatiche accompagnate dal consueto sguardo da cucciolo.
Dopo cinque minuti di proteste e preghiere, Kyouya mette in standby le applicazioni e apre la porta-finestra. Tamaki scivola all’interno intirizzito, il naso più rosso di quello della renna Rudolph.
“Di-di-dillo che v-v-volevi am-ammazzarmi” balbetta, le guance rosa cupo ora che è al caldo.
“Potevi usare la porta, Tamaki. Chi è causa del suo male…”
La voce di Kyouya è fredda, e si merita un’occhiataccia da Tamaki.
“Per farti perdonare dovrai riscaldarmi e nutrirmi. Spero,” dice, la voce più sicura mentre si scongela, più dolce, perché Kyouya gli ha infilato un maglione rosso, di lana morbida, “spero che ci sia il pudding. Ma mi avevi promesso il kotatsu…” termina incoerente, distratto dalle mani tiepide di Kyouya che gli lisciano il maglione indosso, e dalle sue labbra che gli depongono un bacio sul naso. Il gesto non è proprio da Kyouya, e riesce a zittire Tamaki per un secondo, finché non vede il vischio appeso alla porta.
“Kyou! C’è il vischio!”
Kyouya spinge su gli occhiali, neutro di fronte all’ovvio.
“Opera di Fuyumi.”
“Non fare il noioso! Porta fortuna baciarsi sotto il vischio!”
Prima che Kyouya possa obiettare, Tamaki lo prende per i polsi, strattonandolo fin sotto il ramoscello.
Kyouya ha lo stipite della porta conficcato nella schiena, il vischio troppo basso che gli accarezza il viso, la bocca di Tamaki sulla sua.
I capelli di Tamaki sanno di shampoo e neve, la sua pelle ha l’amaro dell’acqua di colonia e il dolce che è soltanto suo.
“Kyouya? Tamaki-kun?”
La voce di Fuyumi che li chiama a cena è un sottofondo sfumato, facile da ignorare.
Scendono in sala da pranzo soltanto al terzo richiamo, Tamaki rosso in viso e con gli occhi brillanti di eccitazione; Kyouya calmo e posato, sempre lo stesso se non per le morbide pantofole da casa e gli occhiali riposti nel taschino della camicia.
Poi c'è l'insolita sfumatura di rosa sulle guance, e Fuyumi sorride senza farsi vedere.

*
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