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Titolo: L'impossibile caso della donna mutante
Fandom: Originale*
Parte: 1/1
Rating: Generale
Conteggio parole: 1891
Warning: AU?
Disclaimer*:Tecnicamente i diritti d'autore sulla saga di Conan Doyle sono scaduti, pertanto segnalo questo racconto come originale.
Note: scritta per la Rainbow Challenge di Fanword.it, prima settimana, prompt rosso

Dedicata con tanti cuori meccanici a [livejournal.com profile] el_defe. Prego notare le note in coda al racconto.



L'impossibile caso della donna mutante

Correva l’anno di grazia 1886. Si era sul finire di marzo e, come i miei lettori non possono immaginare, un’inaspettata ondata di caldo aveva aggredito la città. Londra boccheggiava sorpresa per temperature sopra i venticinque gradi, che certo avrebbero destato l’ilarità dei nostri cugini continentali, ma che per la City erano fonte di grande disagio.
Non pioveva da più di dieci giorni e la sequenza di cieli azzurri, come pure di terreno troppo secco lungo i due lati della strada o davanti alle soglie delle porte, piuttosto che risollevare l’umore del mio caro amico Sherlock Holmes, lo rendeva ad un tempo inquieto e annoiato.
A dire il vero, il clima insolitamente mite non mi era del tutto sgradito, per quanto l’eccessivo caldo fuori stagione avesse più di una volta causato problemi nel funzionamento della Pneumopolitana, per di più nelle linee che utilizzavo più di frequente. L’intero sistema della posta pneumatica, invece, sembrava aver tratto soltanto vantaggi dalla secchezza dell’aria. Di norma, capsule bloccate nei tubi, che correvano ovunque sotto la città, costringevano giornalmente squadroni di operai con caschi e corde a calarsi in quelle moderne catacombe e a liberare manualmente l’inceppo, causando ritardi e fastidi a non finire.
Holmes era uscito prima che io mi alzassi, seguendo con poca attenzione le tracce di un caso che apparteneva alla varietà da lui descritta come ‘misteri da segretarie’. Con tale definizione intendeva casi talmente banali da risultare offensivi, se sottoposti al suo intelletto.
Mi ero da poco accomodato in una poltrona presso la finestra, spiegando il giornale del mattino e predisponendomi ad alcune ore di assorto relax quando qualcuno suonò alla porta.
“Avanti,” dissi, pur non attendendo nessuno. Non sarebbe stata, comunque, la prima volta che un visitatore fosse giunto alla ricerca di Holmes mentre questi era fuori, quindi sapevo come comportarmi in quel caso.
La signora Hudson, piuttosto sorridente da quando Holmes le aveva offerto un piccolo prestito per finanziare l’acquisto di una nuova protesi bionica per la sua gamba artritica, annunciò una visitatrice, e si ritirò lasciandosi dietro un lieve cigolio di ingranaggi troppo nuovi.
In una città come Londra, nell’anno del signore 1886, un uomo che non viva costantemente in una caverna non dovrebbe sorprendersi di molte delle cose che si possono ritrovare nella City, in uno qualsiasi dei suoi otto livelli, tra sopra e sottoterra.
Tuttavia sfido chiunque a non provare un senso di estrema perplessità nel vedersi invadere il soggiorno da una donna ben fatta, con lineamenti dolci, portamento morbido, e otto tentacoli rosso fuoco al posto delle gambe.
Spinsi su gli occhiali appollaiati sulla punta del naso – li adoperavo principalmente per leggere – e feci cenno alla signorina… Hunter, Maeve Hunter di accomodarsi.
“La prego di scusarmi se la disturbo, signor Watson,” disse, giocherellando con la fibbietta della borsa.
Tentai di osservarla come avrebbe fatto Holmes.
Dalla vita in su, come avevo subito notato, era una donna perfettamente formata. Neanche l’ombra di una deformità o di una malformazione. Indossava una camicetta bianca e una giacca alla moda di un color rosso spento, quasi color vino, che donava alla sua carnagione pallida. Anche i capelli erano rossi, mentre gli occhi, ben distanziati dai due lati del naso piccolo ed elegante, erano di una limpida sfumatura di verde.
Dalla vita in giù, era un mollusco. I tentacoli erano di un rosso intenso, dall’aspetto leggermente viscido e dotati di due file di ventose bianche. La donna indossava una gonna molto corta, che su di una donna completamente umana sarebbe stata ai confini del buon gusto. Tuttavia, dovetti convenire che sarebbe stato molto scomodo per la signorina Hunter muoversi se fosse stata ingolfata nelle pieghe di una gonna di lunghezza normale.
“Non mi disturba affatto,” dissi, “tuttavia devo avvertirla che il signor Holmes non è in casa al momento.”
“Non importa,” disse con un sorriso, “ma ho bisogno che lei mi ascolti, signor Watson. Ho bisogno di poter raccontare il mio problema a qualcuno, e non posso aspettare che torni il signor Holmes.”
Esitai, piuttosto dubbioso. Non osavo pensare alla quantità di dettagli che mi sarebbe certo sfuggita se avessi raccolto la testimonianza della signorina Hunter in assenza del mio amico.
“La prego,” continuò con insistenza, “anche fra mezz’ora potrebbe essere troppo tardi.”
Decisi allora di prestarle il poco aiuto che certo avrei potuto offrirle.
“L’ascolto.”
La signorina Hunter si schiarì la voce e iniziò a raccontare.
“Vede, signor Watson, io vivo a Cricklewood, terzo livello sotterraneo. C’è una piccola comunità di gente della mia razza. È ancora pericoloso vivere in superficie, e in quella zona siamo vicini ad una piccola falda acquifera… mantenere l’umidità è una delle nostre necessità fondamentali. Ad ogni modo, recentemente è stato deciso il mio fidanzamento con un giovane uomo della mia stessa comunità. È un giovane onesto e di buona famiglia e sinceramente non posso permettermi di obiettare riguardo la scelta dei miei genitori. Sa, signor Watson,” disse, fissandomi in volto lo sguardo chiaro, “noi mutanti subiamo ancora delle gravi discriminazioni. Se anche volessi trovare un impiego, sarebbe molto difficile ottenerne uno che non sia del tutto umiliante.”
Annuii, colpito dalla sincerità della sua confessione.
Dovetti convenire su un gran numero delle sue affermazioni. Per quanto non conoscessi del tutto le dinamiche della comunità di Cricklewood 3/S avrei dovuto se non altro aspettarmi qualcosa del genere.
Tra le tante bizzarre monografie scritte da Holmes, inoltre, ricordavo chiaramente uno smilzo volumetto che analizzava le dinamiche sociali della comunità mutante.
“Continui, la prego.”
La signorina Hunter arricciò leggermente il naso e riprese il racconto.
“Ecco, il punto è che il mio promesso sposo è sparito, signor Watson. Ogni mattina andavo a trovarlo al suo posto di lavoro, la banchina al livello otto del molo sotterraneo.”
Il molo sotterraneo era uno dei luoghi di Londra che, grazie alle indagini di Holmes, conoscevo meglio in quegli anni. Un mostruoso porto sotterraneo, buio e bituminoso, che si apriva come un’immensa voragine e serviva tre dei quattro livelli inferiori. Il livello più basso, completamente sommerso e abitato da sparute minoranze anfibie, era usato come attracco per i sommergibili.
“Dovrebbe raccontarmi in dettaglio le circostanze del vostro ultimo incontro, signorina Hunter.”
La giovane donna sospirò lievemente, poi parve concentrarsi per raccogliere le idee.
“È stato alcuni giorni fa. Come le ho detto, usavo recarmi al porto per salutarlo prima che iniziasse il lavoro. Fa turni di trentasei ore, e come può immaginare quanto smonta è a dir poco lessato… volevo dire, esausto. Quella mattina lo salutai come sempre, con una promessa di vederci l’indomani, domenica, per il pranzo, con la mia famiglia. Tuttavia non si è presentato all’appuntamento.”
Un sospiro dignitoso, ma provato.
“E non riesco a contattarlo, né la sua famiglia sa nulla. Ho paura che sia successo un terribile incidente al porto…”
“Signorina Hunter, purtroppo non posso aiutarla in prima persona, ma ho raccolto tutti i dettagli della sua testimonianza. Quando il mio amico sarà di ritorno, gli sottoporrò il caso e sono certo che sarà in grado di aiutarla.”
La donna fece un sorriso luminoso, per quanto il suo viso portasse le tracce della preoccupazione.
“Ed è proprio per questo che l’ho cercata con tanta urgenza, signor Watson. Effettivamente, avevo bisogno di parlare proprio con lei, e non con il suo amico. Forse apprezzo maggiormente il suo aiuto, perché la sua compassione per me è genuina, e dimostra che ha a cuore il mio caso.”
Fece una piccola pausa, tirando leggermente su con il naso.
“Anche perché,” disse pensierosa, la voce improvvisamente scurita, “non vedo come avrei potuto parlare con me stesso, a meno di non mettermi di fronte ad uno specchio e rendermi più ridicolo di quanto non abbia già fatto. Cielo, Watson, ma ti sei fatto veramente ingannare da questa pagliacciata?”
In men che non si dica di fronte agli occhi del vostro affezionato scribacchino la donna polpo scomparve come neve al sole, lasciando al suo posto sulla poltrona niente altro che Sherlock Holmes, con gli abiti e i capelli un po’ stazzonati e lo sguardo fisso su di un complicato marchingegno assicurato al suo polso. Il congegno emetteva di tanto in tanto piccoli fischi e sbuffi di vapore. I suoi tentacoli – di un sobrio verde-grigio, con una singola fila di ventose – si stiracchiavano in tutte le direzioni.
“Holmes, per l’amor di Dio, che scherzi sono questi!” esclamai, al colmo dell’indignazione.
“Ah, mio caro amico, gli scherzi a cui conduce la noia,” disse con aria più che divertita, “la noia, e una ricorrenza della quale sembri essere totalmente all’oscuro.”
“Se non erro, Natale è già passato e da un pezzo, e in quanto alla Pasqua sai bene come non sia…”
Holmes scosse la testa, allungando un tentacolo per afferrare la pipa su di un tavolinetto poco distante. Dopo averla soppesata tra le ventose, la rimise al suo posto con un breve sospiro, come considerando che, dopotutto, una giornata così calda non si accordava favorevolmente ad una lunga fumata.
“Il tuo anniversario cade in gennaio,” azzardai, a corto di idee.
Il mio amico sbuffò, impaziente.
“Ma il tuo, Watson, cade proprio quest’oggi, se non vado errato.”
Scossi la testa.
“Mio caro amico, non vorrai farmi credere di aver inserito nella soffitta nel mio cervello un dato inutile e per di più sbagliato,” ribatté leggermente piccato.
“Non è così,” dissi, “l’errore non è tuo, Holmes, ma dipende dalle circostanze della mia nascita. In realtà sono nato il giorno dopo, il primo di aprile.”
“Il giorno dei folli.”
“Esattamente, nelle prime ore dopo la mezzanotte. I miei genitori pensarono di potermi evitare la vergogna, e dichiararono la mia nascita come risalente al giorno prima. In realtà, il giorno di oggi non è mai stato ricordato come tale.”
“Eccellente, Watson, come vedi il tuo piccolo mistero mi aveva tratto in inganno.”
“Temo di non seguirti, né di capire il perché del tuo travestimento – oltre alla semplice noia, intendo – e dello scherzo che mi hai voluto infliggere.”
Holmes sorrise, i tentacoli leggermente inquieti sotto di lui sul divano.
“È elementare quanto sintomo inequivocabile di senilità precoce, mio caro Watson. Suppongo che si possa dire che la vecchiaia mi rende sentimentale.” Così dicendo, trasse dalla tasca interna del soprabito un piccolo pacchetto confezionato in carta grezza.
“A questo punto avrei dovuto attendere domani, ma temo che la nomea del giorno in questione ti avrebbe spinto a consegnare il pacchetto agli artificieri, piuttosto che aprirlo. Coraggio Watson, aprilo. Non si tratta di una bomba.”
La carta grigiastra celava un oggetto sul quale avevo spesso inconsciamente sospirato, nel passarvi davanti di fronte alle vetrine del centro.
“Nel caso in cui tu fossi ancora intenzionato a scrivere quelle tue romantiche versioni delle mie trascurabili avventure… suppongo che questo possa esserti utile,” disse, sgusciando giù dal divano e strisciando verso la finestra, per poi arrampicarsi con un fluido balzo sulla poltroncina da me abbandonata in precedenza.
Fissai incredulo l’ultimo modello di trascrittore automatico a vapore tra le mie mani – tanto più funzionale e sicuro di un normale taccuino infinito con superfici auto-pulenti! – dopodichè lo deposi con reverenza sul tavolino e raggiunsi Holmes accanto alla finestra.
Sono certo che il mio gentile e ristretto pubblico non soffrirà la mancanza di un resoconto più dettagliato, ma che si accontenterà di sapere che il mio anniversario del 1886 fu probabilmente il più memorabile dai tempi della guerra. Ma questa, come si suol dire, è un’altra storia.

***

Note:

1) Delle date di nascita di Holmes e Watson si discute in maniera molto interessante in questo saggio: http://www.sherlockpeoria.net/Report_pages/HWRArticleArchive/WatsonsBirthday.html

2) Il nome di Maeve Hunter è nato in sede di chat comune, pertanto appartiene agli aventi diritto XD


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