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Titolo: Clockwork Sunset - Il caso del tramonto guasto
Fandom: Originale*
Parte: 1/1
Rating: Generale
Conteggio parole: 1297
Warning: AU
Disclaimer*:Tecnicamente i diritti d'autore sulla saga di Conan Doyle sono scaduti, pertanto segnalo questo racconto come originale.
Note: scritta per la Rainbow Challenge di Fanword.it, prima settimana, prompt arancio



Clockwork Sunset - Il caso del tramonto guasto

I mesi che corrono tra luglio del 1887 e aprile del 1888 sono spesso ricordati, da me e dal mio caro amico Holmes, tra le piacevolezze della conversazione spicciola, come i mesi in cui 'il tempo si ruppe'. Mai come in quel breve periodo, infatti, il Generatore di Tempo Casuale che governava il clima sulla metropoli di Londra, decise di fare le bizze, sottoponendo i suoi oltre quindici milioni di cittadini ai peggiori estremi.
Per cause ancora ignote, che spingevano ogni giorno il mio amico fuori di casa alle prime luci dell’alba, il congegno si era guastato, bloccando il tempo atmosferico sul quadrante del tramonto, con l’indicatore ‘sereno’ selezionato.
Da circa dieci giorni Londra era avvolta da una calda luce color arancio, che ammantava tutti gli stabili e dava colore e vita all’incarnato solitamente grigiastro dei londinesi più avvezzi alle nebbie e alla pioggia.
I livelli superiori della città avevano risposto alle interminabili ore di intenso tramonto trasformandosi in località mediterranee: la luce sempre disponibile, il tepore del sole, il colore stesso di quella luce avevano trasformato gli spiriti frettolosi e cinici dei londinesi predisponendoli alla socializzazione e al divertimento.
Niente di tutto questo aveva avuto luogo al numero 221B di Baker Street, tutt’altro. Holmes diventava ogni giorno più nervoso e scorbutico, scattando come una molla troppo tesa per qualsiasi minuscola osservazione mi azzardassi a fare.
Il caldo secco indotto dall’infinito tramonto tendeva ancora di più i suoi nervi, già messi a dura prova dalle interminabili e faticose indagini.
Ogni sera tornava dalle sue peregrinazioni distrutto e con un tonfo dispettoso che potevo udire fin dal soggiorno del nostro appartamento, si lanciava con abbandono nella vasca da bagno, piena ad ogni ora del giorno per prevenire il disseccamento della sua pelle delicata.
Dal canto mio, non provavo alcun fastidio per la prolungata mancanza di variazione nel clima e nella luce. Mi limitavo a chiudere bene gli scuri nella mia stanza, otturandone eventuali fessure, e mi concedevo un bicchiere di buon vino di ‘sera’, per facilitare il sonno.
Quella sera, Holmes era tornato da circa un’ora, di umore assolutamente indigesto. Dopo aver grugnito un saluto aveva lasciato alla rinfusa in un angolo il cappello e il soprabito, insieme ad un numero indefinito di calzari impermeabili che utilizzava per muoversi più velocemente sugli otto tentacoli scivolosi. Spesso smarriva o rompeva deliberatamente uno dei congegni, ed è per questo che determinarne il numero era pressoché impossibile.
Subito dopo questo brusco rientro si era trascinato nella sala da bagno al piano, lasciandosi dietro una lunga scia di borbottii infastiditi e, a giudicare dall’eco del tonfo, si era calato nella vasca da bagno con estrema violenza.
Mi permetto di indulgere in questi particolari intimi e nient’affatto adatti ad essere condivisi in pubblico per dipingere al meglio la portata del malumore di Holmes.
Mentre attendevo che tornasse dal bagno, mi sedetti su di una poltrona nei pressi della finestra, osservando le sfumature di rosso, arancio e giallo dell’immobile tramonto e lasciando vagare la mente.
Mi ero dunque perso in una serie di considerazioni fantasiose quando il tonfo di una porta sbattuta e un viscido strisciare mi annunciarono il ritorno di Holmes, paludato nella sua eterna veste da camera color grigio topo, con l’aria arcigna e inacidita di chi avesse mangiato un limone intero, e i tentacoli bagnati che ribollivano sotto di lui, inondando d’acqua il tappeto migliore della signora Hudson.
“Holmes, amico mio,” dissi, strappato alle mie elucubrazioni fuori luogo, “forse la nostra padrona non apprezzerà che tu cambi i connotati al suo tappeto preferito.”
Holmes non ritenne appropriato rispondermi, ma indirizzò un’occhiata talmente velenosa al sottoscritto che desiderai non aver aperto bocca.
Ripresi ad osservare i colori del tramonto mentre Holmes si muoveva per l’appartamento, urtando spigoli, imprecando a mezza bocca, sbattendo porte e sportelli. Il suo malumore era tanto palese da intimorirmi: se l’atmosfera fosse diventata anche solo un po’ più pesante, avrebbe corso il rischio di schiacciarci.
Mi alzai e mi avvicinai al mio amico, seduto sul divano con i tentacoli appoggiati sullo schienale, come per metterli a riposo dopo le fatiche di una giornata. Mi sedetti accanto a lui, allungando una mano per accarezzare i capelli ancora umidi.
“E pensare, mio caro amico, che un tramonto dovrebbe essere il massimo del romanticismo. Pertanto, un tramonto infinito dovrebbe equivalere ad un infinito romanticismo.”
Uno dei tentacoli di Holmes ebbe una contrazione nervosa, arrotolandosi su se stesso in un modo che, in altri momenti e in altre sedi, non mancava di deliziarmi.
Continuai a passare le dita tra i suoi capelli. Holmes non si ribellò, anzi parve rilassarsi leggermente sotto il mio tocco.
“Forse, potresti quindi approfittare… di questa situazione, volgerla a tuo vantaggio.”
A questo punto il mio amico scattò a sedere con espressione tempestosa, stringendosi indosso la vestaglia che aveva senza dubbio visto giorni migliori. Sullo schienale del divano i suoi tentacoli umidi avevano lasciato tracce nitide. Presto avremmo dovuto investire nell’acquisto di un nuovo mobile, se avesse continuato così.
“Sai, Watson,” disse, con un tono teso che nascondeva a stento il livore, “è quanto meno singolare ma non del tutto inaspettato che il tuo unico interesse, nel pur nobile tentativo di alleviare la mia tensione, sia quello di condurmi in camera da letto.”
Irritato, non trovai parole per rispondere che non fossero tanto offensive da gettare olio e non acqua sul suo umore incendiario.
“D’altra parte,” proseguì, massaggiandosi gli occhi stanchi, “a chi abbia trascorso la giornata nella contemplazione del tramonto, sembrerà del tutto calzante proporre quello che hai proposto, Watson, senza considerare mille altre varianti, quali, ad esempio, il fatto che l’assenza di alternanza di giorno e notte mi rende irritabile e insonne, che la mancanza di pioggia mi rende incline al disseccamento o, in ultimo, che le indagini relative al guasto del Generatore non procedono di un solo millimetro in nessuna direzione.”
Piccato, ritirai le dita dai suoi capelli, non senza strattonarli più del necessario.
“Caro Holmes, a chi abbia trascorso tutto il giorno fuori casa, e sia rientrato più stanco e incattivito del necessario, senza degnare di un saluto il proprio coinquilino, non sarà certo facile comprendere come si possa trascorrere un’intera giornata a controllare le colonne di annunci del Times e di altri cinque importanti quotidiani e si trovino… beh… dei dati che potrebbero essere di un certo interesse.”
A queste parole Holmes balzò a sedere più dritto, ritirando i tentacoli dallo schienale e adagiandoli sotto di sé. Nei suoi occhi si era accesa la luce quasi fanatica che corrispondeva ai suoi momenti di massima attività intellettuale.
“Perché non me l’hai detto appena sono arrivato, Watson, la tua scoperta potrebbe fare la differenza!” esclamò, strisciando giù dal divano e iniziando ad agitarsi in lungo e in largo per l’intera estensione del salotto.
“Non l’ho fatto,” dissi, “e non ho ancora intenzione di farlo.”
Si voltò, con sguardo calcolatore, più attivo che mai.
“Capisco il tuo gioco, Watson.”
“Ne dubito,” risposi, avvicinandomi nuovamente a lui attraversando il povero tappeto della signor Hudson. “Ti parlerò della mia scoperta,” aggiunsi, “soltanto se mi concederai l’onore di goderti questo tramonto in mia compagnia… poiché se ti dessi ora i dati dell’enigma tu lo risolveresti e, beh, suppongo che non vi sarebbe più alcun tramonto, se non quelli strettamente necessari.”
Holmes parve indeciso tra il tirarmi in testa un pesante volume che era in procinto di sfogliare o attaccarmi con la piena potenza delle sue centinaia di ventose urticanti. In ultimo, parve decidere che accontentarmi fosse la migliore delle strategie.
I miei pochi lettori certo non proveranno il minimo interesse nel sapere il tipo di pratiche che un tappeto orientale di media qualità più che inumidito da abbondanti aspersioni d’acqua sia in grado di accomodare, ed è meglio che sia così.

Date: 2009-07-07 01:43 pm (UTC)
From: [identity profile] crimsontriforce.livejournal.com
Ma ma ma ma ma che cosa adorabile (e due). La tua unione di Holmes e tentacoli dà la birra a quel videogioco crossover con Cthulhu che uscì per pc anni addietro XD Amo il tuo steampunk, lo amo tantissimo!

Date: 2009-07-07 02:13 pm (UTC)
From: [identity profile] sarabakanashimi.livejournal.com
*_* ti ringrazio moltissimo!

Date: 2009-07-07 09:17 pm (UTC)
From: [identity profile] juuhachi-go.livejournal.com
Solo tu potevi unire Holmes allo steampunk.

*e dati i recenti sviluppi, sono oltremodo contenta che sia TU ad arrischiarti in merito...*

Date: 2009-07-08 05:42 pm (UTC)
From: [identity profile] trinipedia.livejournal.com
la tenerezza!!!
amo Holmes *___*

ottimo, splendido, geniale, carissima!! *applaude*

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