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Titolo: Gentle Breeze
Fandom: Originale
Rating: PG
Note Pochi o nessuno ricorderanno i miei racconti di Borgo Sbadiglio. Questo racconto riprende uno dei fili lasciati in sospeso e ne offre uno dei possibili svolgimenti.

Goodbye, beloved Jasmine.


Gentle Breeze

Gentle Breeze

Un soffio di vento accarezza le cime dei ciliegi lungo le strade del centro e nei giardini; piroetta intorno al ciliegio rosso nel giardino dei BoB; solletica le bandiere del municipio, scivola sui basalti della piazza principale, sgombra per la prima volta in tanti anni.
Il tendone rosso e bianco del circo è scomparso nottetempo, come se fosse stato portato via da un incantesimo, o da un tifone, mezzi da favola.
Alle prime luci dell'alba è apparsa in cielo la mongolfiera nota ai paesani come il 'Taralluccio Volante' e il signor BoB, fischiettando sulla strada per l'ufficio, ha alzato la testa e ha visto un riflesso brillante - la lente di un cannocchiale puntata sul paese.
I signori Kurage, appena rincasati da una lunga nottata al locale, hanno visto il pallone calare lentamente, allineandosi al cerchio rialzato della piazza.
Dalla Casa delle Finestre, Milo Rozakis ha seguito il tragitto del pallone, seduto sul bordo della palafitta. Un grosso gatto col pelo rosso gli siede in grembo, ossrevando con attenzione lo spostamento del Taralluccio.
"Mau!" dice, ad un certo punto.
Milo gli gratta la testa e le orecchie, pensieroso.
"Non saprei, tu cosa ne pensi?"
Per tutta risposta Pazuzu sbadiglia a fondo, spalancando le fauci rosa e minacciose.
Milo si stringe nelle spalle e rabbrividisce. Lì a Colle Spavento fa molto più freddo che in paese, e di mattina così presto il vento allunga le dita gelide e solletica nei momenti più inaspettati.
Intanto, con il sorgere e il morire del giorno, il Taralluccio Volante è arrivato a toccare terra.
Tutto il paese ha il respiro sospeso: Ingemar Schwarzschild, esiliatosi volontariamente anni e anni prima, è finalmente tornato a casa.
Sotto gli occhi perplessi di Taro e Gioia, seduti sul muretto presso la piazza principale a ciondolare e giocherellare con la chitarra, dal cesto della mongolfiera emerge un uomo alto, con folti baffi neri spruzzati d'argento. L'uomo indossa un completo liso ma pulito, con una bombetta foderata di seta. Il bastone da passeggio ha il pomello d'argento, per quanto ossidato.
I due ragazzini lo seguono con lo sguardo, mentre si allontana a grandi passi prima verso la bottega del fiorista - dalla quale riemerge con un enorme fascio di rose purpuree - e poi verso i vicoli serpeggianti dell'interno, alla ricerca del negozietto speciale, la bottega di Madama Jasmine, fattucchiera e sensitiva.
L'uomo percorre gli ultimi passi di fretta - quasi travolge una giovane donna con indosso un kimono rosa - poi rallenta di colpo di fronte alla vetrina, non osa girare la maniglia e spingere la porta.
Dall'interno della vetrina, due paia di occhi gialli lo spiano, topazi su pregiato velluto nero.
Schwarzschild si schiarisce la voce, impugna con fermezza il bastone da passeggio e cala la maniglia, aprendo la porta.
La voce della campanella all'ingresso lo costringe ad arrestarsi sui suoi passi, gli congela in gola l'esclamazione trattenuta da anni.
"Jasmine!" vorrebbe dire, ma in un solo attimo, tutti i dettagli acquistano un senso.
Per terra la polvere è spessa, e minaccia la lucentezza delle scarpe fuori moda ma curatissime dell'uomo. La vetrina è sporca, la scritta d'oro sul vetro scrostata.
Mentre avanza con cautela, senza quasi respirare, calpesta qualcosa che si infrange con un crack: frammenti di vetro, appartenuti senza dubbio alla sfera di cristallo della fattucchiera.
Non impiega molto a perquisire l'angusta bottega e il piccolo retro, accarezzando quasi con fare apologetico i pettini, i pennellini e le boccette con gli arnesi da trucco di Jasmine; specchiandosi a chiazze nel suo specchio da diva del cinema, oscurato dalla polvere; sfiorando con la punta di un dito il petalo rinsecchito di una singola rosa, scheletrita nel vaso. Quando la tocca, il petalo si sbriciola e si unisce alla polvere sul tavolo.
Le rose fresche gli scivolano dalla mano, rimbalzano sul pavimento sollevando nuvolette.
Vorrebbe tossire, ma non è soltanto la polvere a chiudergli la gola.
Le due paia d'occhi, Taro e Gioia in piazza, i signori Kurage, il signor BoB, Milo Rozakis e Pazuzu in cima a Colle Spavento, i ciliegi rosa e quello rosso minaccioso nel giardino dei BoB, sono tutti testimoni del decollo del pallone aerostatico, poco più tardi.
Il Taralluccio Volante sale in alto, sempre più in alto... diventa un minuscolo puntino nel blu.
Non resta che un soffio di vento nella sua scia, che si porta dietro i gelsomini strappati ad una siepe, petali di rose e di ciliegio.
Niente più.

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