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Titolo: Fiore di Banana
Autore: [livejournal.com profile] juliettesaito/[livejournal.com profile] sophie_tentacle
Rating: G
Prompt: Prompt speciale 'party' @ [livejournal.com profile] fanfic_italia
Note: Musa è protagonista di altri racconti, se servissero posso linkarli XD Buon primo anniversario, fanfic_italia!


Fiore di Banana

Sull’isola di Haukea, dall’altra parte del vulcano, c’è un villaggio di nome Kekepani. È confinato su uno stretto lembo di terra tra la montagna, il mare tropicale e una fitta giungla punteggiata di alberi da frutto, e ha quindi pochissimi contatti col resto dell’isola.
La popolazione è in massima parte costituita da donne e bambini di ogni età dagli occhi grandi e vellutati.
La sussistenza di Kekepani e dei suoi abitanti è basata sulla pesca e sulla raccolta di frutta, in particolare delle numerose specie di banane selvatiche che crescono nella zona.
Oggi è festa grande e le stradine sterrate tra le capanne brulicano di donne che rassettano, adornano e cucinano, e di bambini bellissimi che si rincorrono nella polvere, eccitati all’idea della festa.
Fino a due secondi fa anche Fiore di Banana era a correre e bisticciare con gli altri, cercando di estorcere al piccolo Bananito il pettinino sottratto con l’inganno.
Poi è arrivata la madre, Paradisiaca, ha recuperato il ninnolo e ha affibbiato alla bambina una cesta da bucato.
“Andiamo Nana, si fa tardi.”
Fiore di Banana ha dieci anni, la pelle di un bel color cioccolato, gli occhioni vispi e una cortina di capelli scuri e lucidi, nei quali stamattina ha appuntato un fiore rosso di ibisco.
Ha seguito la madre al fiume e fino ad ora si è soltanto divertita a sguazzare con i piedini nell'acqua bassa e calda, osservando i pesci argentati avvicinarsi curiosi e guizzare subito via.
“Nana, non perdere tempo, vieni ad aiutarmi,” la rimprovera la madre, china sulla riva. Ha già rovesciato la cesta con gli indumenti a vivaci colori, che ora fluttuano nell’acqua tingendo i mulinelli di rosso intenso, blu reale e diverse sfumature di color terra.
Fiore di Banana aiuta la madre quanto basta a bagnarsi da capo a piedi, poi si strizza i capelli e, già annoiata, saltella fino al margine della giungla, scrutando tra le palme per individuare un mango o un banano con i frutti maturi.
Controlla che la madre sia occupata e puff! Si è già tuffata tra le piante, bagnata dalla luce verde che filtra lassù in alto. Qui fa più caldo, ma Fiore di Banana si sente avventurosa nella misura in cui si sente affamata.
Mentre sgambetta scalza e senza vacillare tra radici e foglie secche, Fiore di Banana si chiede ancora una volta quello che si chiedono tutti i bambini del villaggio, un domanda a cui nessuna madre vuole dare mai risposta.
Mamma, mamma, cosa è un papà? Perché Matoke e Dodo sono andati via con una barca? Perché ci sono tante femmine e pochi maschi in questo villaggio? Perché tutti ci chiamiamo come le banane? Mamma, chi è il mio papà?
Fiore di Banana sa essere molto petulante, soprattutto quando ripete la stessa domanda decine di volte, o pigola uno stridulo ‘Perché? Perché? Perchè?’ finché la madre non si spazientisce e le dà uno scappellotto più dimostrativo che doloroso.
Mentre pensa confusamente al mistero, Nana non si è accorta di essersi allontanata troppo dalla zona conosciuta, e ora, scrutando il piccolo ritaglio di cielo alto alto tra le palme e le liane, si rende conto di non sapere dove si trova. Oh-oh, si è persa.
Ora ha tutti i manghi e le banane che potrebbe volere, anche quelle violacee con la polpa rosata che sono tanto buone, ma le viene da piangere. La mamma l’ammonisce sempre a non allontanarsi da sola nella giungla e le manda dietro una sbuffante Basjoo, che ha già quindici anni e quindi ne sa più di lei.
Fiore di Banana litiga spesso con la sorella. Basjoo pensa di essere chissà chi da quando ha compiuto gli anni e ha avuto il permesso di vestirsi da donna. E poi sta sempre lì a vantarsi di quella faccenda del sangue. Fiore di Banana tira su col naso e fa una smorfia schifata, lei non si vanterà del sangue come fa Basjoo, tutta felice di gocciolare come un porcello sgozzato e di lamentarsi per il mal di pancia. No no no, Nana soffrirà in silenzio e non si vanterà con le sorelline più piccole.
E poi Basjoo ora può andare in sposa, pensa Fiore di Banana guardando di nuovo le cime delle palme, e questa non è sempre una cosa buona. Non ci sono maschi dell’età giusta nel villaggio. Matoke aveva sedici anni quando è andato via con Dodo sulla giunca, ma persino Nana sa che un matrimonio non è buono se lo sposo non ha almeno diciotto anni. Non sa perché, ma sa che è così. Forse lo scoprirà insieme al sangue.
Forse verranno dei ragazzi dal villaggio dall’Altra Parte del vulcano. I ragazzi di Altra Parte parlano con un accento strano, e sono tutti molto sorpresi quando vedono le donne di Kekepani.
Tra poco partirà un’altra giunca per Altra Parte, con a bordo altri due ragazzi, entrambi fratelli o mezzi fratelli, Nana non ne è sicura, dopotutto a Kekepani ci si assomiglia un po’ tutti. Allora forse la giunca tornerà con uomini stranieri e Basjoo avrà il braccialetto di piume che vuole tanto, e una capanna nuova con gli stipiti tinti di bianco e i mazzetti di foglie secche di banano per tenere lontani gli spiriti e le mosche.
Fiore di Banana tira su col naso e si asciuga gli occhi con l’orlo del vestito, ha deciso che è inutile piangere come una bambina piccola. Meglio camminare finché è giorno e, se non riesce a trovare la via d’uscita, cercare un posto per dormire.
Quando gli alberi si diradano, per un attimo Fiore di Banana pensa di essere in salvo, poi subito sbuffa delusa: è sì in una radura, ma non quella vicino al fiume e non c’è traccia né d’acqua né di sua madre.
Spinta dalla curiosità si addentra un po’ di più nella radura che si allarga in uno spiazzo circolare, sormontato da un tempietto che la bambina non aveva mai visto prima. Tutt’intorno sorgono banani di ogni specie, carichi di frutti prelibati: piccole banane rosa della specie velutina, plantane verdi e fibrose, le stesse banane rosso-violaceo che ha visto nella giungla, e poi banane gialle di ogni dimensione, tutte perfette e dall’aria matura ma non guasta.
Fiore di Banana è una bambina, e le sue sorelle maggiori, le zie e le nonne la trattano come una mocciosa priva di buon senso, ma è una bambina che ascolta e comprende e ha capito subito che il castelletto in pietra non è altro che un tempio consacrato. A Kekepani le case sono di legno e paglia, poi, una casa tutta di pietra è roba da ricchi, e chi la costruirebbe in mezzo alla giungla?
Fiore di Banana si avvicina al portale buio, dal quale spira un alito fresco e dolce e si schiarisce la voce.
“Dio del tempio, entro nella tua casa per visitarti, non per offenderti. Lasciami entrare senza farmi del male,” dice la bimba, inchinandosi alla fine della formula rituale.
Non riceve alcuna risposta e neanche un fulmine divino sulla testolina bruna, quindi entra a piccoli passi, sforzandosi di essere composta e rispettosa.
Non è facile, perché l’interno del tempio le arrotonda la bocca in una ‘o’ di deliziata sorpresa: sulle pareti sono scolpiti complicati bassorilievi con piccole figure buffe che lottano, muoiono, si sposano, hanno dei bambini e sono felici. Dappertutto sono raffigurati caschi di banane sull’albero, o i caratteristici, impudichi fiori. Al centro del tempietto Nana vede un trono, scolpito nella pietra e illuminato dalla luce proveniente da un foro circolare nel soffitto.
Fiore di Banana si avvicina ancora, incuriosita da una lieve luminescenza che in primo momento ha scambiato per il riflesso del sole.
“Benvenuta, bambina,” tuona una voce cavernosa, e Nana sussulta e corre veloce a nascondersi dietro una statua, guardandosi intorno con circospezione.
“Non aver paura!” esorta la voce, che ora la piccola riesce a individuare. Proviene proprio dal trono… deve essere stato quell’uomo a parlare!
Nana si nasconde di nuovo per raccogliere le idee. Un uomo adulto! Non ne aveva mai visto uno in realtà, ma non sembra proprio una donna. E poi ha le stesse sopracciglia di Dodo, e una pancia come la sua, anche se quella di Dodo aveva meno avvallamenti e cunette, ed era piatta sui lati e un po’ tonda al centro, perché Dodo aveva solo undici anni quando è andato via con Matoke ed era ancora paffuto come un bambino.
Nana prova a spiare di nuovo l’uomo seduto nel trono di pietra. È grande e grosso come nessuno al villaggio, ha la pelle scura, le membra muscolose e i capelli lunghi e ora che l’ha vista, anche un largo sorriso bianco.
“Non ti faccio del male, piccola,” ride l’uomo, alzandosi in piedi e avvicinandosi, “da dove sei arrivata?”
Dire a un estraneo dove si trova il villaggio? Nana è piccola e imprudente, ma non stupida. “Vengo da Altra Parte, mi sono persa nella foresta,” squittisce piano, osando appena alzare lo sguardo.
L’uomo la guarda molto dubbioso, strofinandosi il mento mentre riflette.
“Non ti ho mai visto a Haukea, e somigli molto a Disi oh oh, dimmi la verità, bananina, sei sua figlia?”
Fiore di Banana sgrana gli occhi ma scuote la testa in un caparbio ‘no no’. “Ho detto di no, non so chi sia questa Disi, e non sono una banana.”
“Tutti siamo banane, fiore di mango. E come le banane nasciamo, cresciamo, diventiamo mosci e moriamo ah ah.”
Fiore di Banana non ha capito un granché, ma è troppo agitata perchè questo diventi un problema.
È stanca, ha fame, ha paura e non ha più voglia di avventure, quindi scoppia in lacrime.
“Voglio andare a casa,” piagnucola senza vergogna, “e voglio la mamma.”
“Oh oh oh pappagallino, non ti lascerò certo piangere così, per tutte le banane!” L’uomo fa un gesto con la mano, e nel suo palmo si accende una sfera dorata. Nana sbatte le palpebre lacrimose, e si accorge che nella sfera ci sono delle piccole figure che si muovono. Una di queste è…
“Mamma!” esclama prima di potersi trattenere, “mamma, sono qui!”
“Disi,” chiama l’uomo con la sua voce profonda, “smettila di cercare, la bambina è qui con me, te la riporto subito, OH OH.”
Sulla superficie della sfera luminosa la figurina incerta di Paradisiaca agita un pugno minaccioso e prorompe in un mare di invettive velenose.
“Musa, riportami immediatamente la bambina altrimenti quella banana a cui tieni tanto finirà nella cena di stasera! MUOVITI!”
Musa scrolla le spalle e disperde l’incantesimo, poi porge la mano alla bimba. “Ti porto a casa, vieni, pipistrellino.”
“No, non ci vengo con te,” ribatte Fiore di Banana, troppo stanca per essere ragionevole.
“Allora ti prendo in braccio,” dice l’uomo, e c’è poco da fare.
Aggrappata alla sua schiena muscolosa come un cucciolo di koala, Fiore di Banana si chiede se il Dio delle Banane somigli un po’ a uno di quei leggendari papà. È grande, è forte, e persino la mamma lo rispetta. Forse. E la mamma non è una ragazzina, è la capovillaggio.
Nana ci penserebbe volentieri, ma il dondolio la intorpidisce e deve concentrarsi tutta sul non addormentarsi, per non cascare tra le radici.

*



A Kekepani, Paradisiaca ha trascorso una giornata d’inferno. Prima ha chiamato Nana a gran voce, poi è tornata al villaggio di corsa, raggruppando un piccolo drappello per cercare la bambina. Tutti hanno sospeso i preparativi della festa, preoccupati. La giungla stringe Kekepani in un abbraccio da amante, ma i bambini non dovrebbero addentrarvisi da soli.
Nel primo pomeriggio, quando il caldo è più intenso, la spedizione torna dalla giungla a mani vuote. Si mangia poco e tardi, e si guardano con astio le decorazioni di fiori e piume su tutte le capanne, la frutta ammucchiata in una pila nello slargo del fuoco grande, i polli e il maiale prescelti per il banchetto festivo chiusi in un apposito recinto, macchiati di bianco rituale.
Per tutto questo tempo Paradisiaca ha dato ordini in modo spiccio, ha cercato, ha chiamato, ha consolato bambini in lacrime per la tensione degli adulti.
Poi ha sentito la voce di Fiore di Banana e si è voltata da ogni parte, cercando la sua piccola, il sollievo già stemperato nella rabbia. Questa volta lo scappellotto sarebbe stato più consistente, perché Nana non si scordasse la paura della madre.
Ma non c’era nessuna traccia della bambina, anzi, era come se la sua voce fosse venuta da quella pozza d’acqua…
Una pozza d’acqua sì, e all’interno dello specchio cangiante, il visino triste di Fiore di Banana e quello scuro e sorridente di quel farabutto di Musa, il Dio Banano.
Ah, non meriterebbe una festa in suo onore, pensa Paradisiaca, di nuovo sollevata – la rabbia ha cambiato direzione. Per stavolta Fiore di Banana avrà soltanto coccole e dolci, e Musa si prenderà un paio di schiaffoni.
Paradisiaca medita anche di negarglisi, stanotte, poi sbuffa insoddisfatta. Con tante donne più giovani di lei, negarglisi non sarebbe precisamente una minaccia.
Ecco, trovato! Non soltanto gli si negherà, ma gli impedirà di allungare le manacce sulle altre.
Si concede una breve risata, poi vede l’alta sagoma di Musa in lontananza e si precipita incontro.
“Nana!”
”Oh oh Disi! Da quanto tempo! Il nostro tucanino dorme, meglio non svegliarla!” esclama l’uomo, osservando la bella capovillaggio.
“Restituiscimi la bambina e sparisci, non sei invitato fino a stasera!”
“Ma Disi! Pensavo ti avrebbe fatto piacere… recuperare il tempo perso…”
Paradisiaca scuote recisamente la testa.
“No. E sono impura.”
Il bel viso bruno del Dio si trasforma in una maschera tragica, “… e per quanto ancora sarai impura?”
“Ah, non lo so. Dovrai aspettare. E sai cosa vuol dire questo?”
“Cosa?” Il potente Dio sembra sull’orlo delle lacrime.
“Che tutto il villaggio è impuro, e quindi…”
“No, non può essere!”
“Oh sì, è così, quindi tieni la divina banana nella buccia e ridammi la mia piccina.”
Scornato, Musa le porge con tenerezza la piccola.
“Ti somiglia un sacco,” dice.
“Certo, ha preso tutte le sue buone qualità da me. E qualche scarto da te.”
Ogni tanto Musa si chiede se non sia ridicolo farsi tiranneggiare da un’umana. Dopotutto potrebbe incenerirla, se volesse.
Forse sotto sotto gli piace essere comandato a bacchetta. Forse è veramente un incosciente poco in grado di far fronte alle sue divine responsabilità.
Fiore di Banana apre gli occhi tra le braccia della mamma e le si stringe tutta assonnata e felice.
“Mamma!”
Si strofina l’occhio col pugno e mette a fuoco il Dio Banano, che osserva tutto mogio e triste le ragazze che vanno a fare il bagno.
Ah, adesso è tutto chiaro.
“Mamma?”
“Nana?”
“Musa è un papà vero?”
Paradisiaca pensa a cosa risponderle. Beh, è vero. Tutti i bambini del villaggio sotto una certa età sono figli di quel figlio di buona banana.
E va bene, l’ha già punito abbastanza.
“Sì, Nana, è il tuo papà. E scommetto che sarà felicissimo di stare con te durante la festa, stasera,” dice, osservando in tralice il povero Dio mortificato.
Musa sospira triste pensando alle opportunità perse e poi sorride dolcemente, “oh oh oh ma certo, zucchettina! Sarà bellissimo!”
Fiore di Banana si sente subito meglio.
“Vado a mettermi il vestito della festa!” trilla, sgusciando dall’abbraccio della madre e correndo verso la capanna.
Paradisiaca sbuffa, poi guarda Musa con un mezzo sorriso e il sopracciglio alzato.
“Magari stasera…”
“Oh?”
“Quando si addormenta…”
“Oh oh?”
“Forse non sarò più impura.”
“OH OH OH AHIO! Non c’era bisogno di darmi uno schiaffo però!”
Paradisiaca ride, e gliene dà un altro.

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